Sostenibilità: le nuove direttive europee

sostenibilità ambientale

Proprietari, Investitori•Novembre 9, 2023•3 Minuti

L'Europa verso un'ottica green: le nuove direttive europee

Sono rigidissime le nuove direttive europee arrivate da Bruxelles e che riguardano tutti – o quasi – gli immobili residenziali sono rigidissime.  La notizia è stata accolta come un’autentica doccia fredda. Ma vediamo più nello specifico di cosa si tratta. 

Il nuovo programma di efficientamento energetico previsto dall’Unione Europea punta alla ristrutturazione dell’intero parco immobiliare europeo, obiettivo quello di renderlo più sostenibile in tempi brevi.

Secondo le direttive, infatti, entro il 2030 tutti gli immobili residenziali (salvo rarissime eccezioni!) dovranno raggiungere – almeno – la casse energetica E. Nei trentasei mesi successivi, entro il 2033, si dovrà scendere alla classe energetica D. L’obiettivo è quello di arrivare ad emissioni zero tra il 2040 e il 2050.

Milioni saranno dunque le case degli italiani che si scontreranno con le nuove direttive e che dovranno essere messe a norma in tempi brevissimi

Inoltre, tutti gli edifici nuovi dovranno essere ad emissioni zero entro il 2028, per gli edifici residenziali in ristrutturazione invece, la data limite è il 2032.

Ma parliamo di numeri...

Stando alla situazione attuale, nel nostro paese 3 case su 4 non rispettano le direttive.

In Italia attualmente, il 60,4% delle abitazioni non sarebbero in linea con le nuove prescrizioni, la percentuale sale al 77,6% se si considera il livello imposto per il 2033.

Non basteranno forse 120 miliardi di euro (12 miliardi per dieci anni) ad efficientare gli immobili in questione. Secondo i dati forniti dall’Enea, quasi 58 milioni di immobili, che corrisponde circa al 35% delle case prese a campione, sarebbero da migliorare.

La richiesta classista metterà in ginocchio chi non potrà permettersi di ristrutturare la propria abitazione con il conseguente rischio di svalutazione del proprio patrimonio.

Alcune eccezioni

Alcune eccezioni non mancano. Potrebbero infatti essere esenti da tali misure di efficientamento gli immobili che rientrano nell’interesse storico (e quindi “ufficialmente protetti” sotto un vincolo statale o nazionale), chiese e luoghi di culto e seconde case – abitate quindi almeno quattro mesi su dodici – superiori ai 50 metri quadrati. 

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Domood da anni è specialista del settore a fianco di proprietari di immobili che vogliono stare al passo con i tempi ma che non sempre hanno l’esperienza adeguata. Per Domood la sostenibilità è il valore chiave su cui poggia l’azienda.

Sostenibilità per Domood significa valorizzazione del territorio, e ristrutturazione del patrimonio immobiliare secondo canoni sostenibili, ma anche sensibilizzare i nostri inquilini a un utilizzo consapevole delle abitazioni in cui risiedono.

La riduzione dell’impatto ambientale di ogni abitazione è al cuore del nostro lavoro e scegliamo soluzioni alternative che siano amiche della natura.

Tutti gli appartamenti Domood sono alimentati da fonti energetiche certificate e al 100% green. Le ristrutturazioni sono svolte utilizzando materiali a bassa emissione e le abitazioni sono vicine alla viabilità pubblica e alternativa.